Disponibile da oggi nella sale italiane Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn, diretto da Cathy Yan
L’emancipazione di Harley Quinn
Cominciamo dal titolo, ma non dalla meno incisiva traduzione italiana bensì dalla versione in lingua origninale “Birds of Prey (And the Fantabulous Emancipation of One Harley Quinn)”, perchè in quella (tradotta in italiano rinascita), emancipazione, c’è molto del senso dell’operazione fatta dalla DC Comics in questo film. Harley Quinn infattì si dimostra con grande sorpresa in grado di saper essere protagonista, di poter essere un personaggio autonomo, capace di guidare una pellicola. Fin da subito il personaggio interpretato da Margot Robbie infattì annuncia la sua rottura definitiva con il Joker, ma sembra solo gradualmente rendersi conto che tale evento la rende potenziale bersaglio per tutti gli uomini che ha attorno e ai quali , sotto la protezione del suo “budino” ha arrecato danno. Pochi minuti di incertezza iniziale le fanno capire che ormai non è più ” la ragazza di Joker” ma che deve diventare essa stessa una entità autonoma e capace nella sua femminilità di trovare il modo di essere capace di fronteggiare tutto il testosterone che la circonda.
Tratteggia un personaggio amorale Margot Robbie, ma lo fa con un tocco di allegra follia che convince.
L’armonia nell’irregolarità
“Birds of Prey” è si presenta come un piacere peculiare, un film oscuro e a tratti molto violento con un andamento irregolare dei toni , ma comunque con una capacità di armonizzarli in qualcosa che non sarà perfetto ma che intrattiene e diverte.
Alla regia con stile vibrante e stravagante Yan, e alla scenegiatura Christina Hodson, saturano ogni sinolo fotogramma di colori sgargianti, di azione ai limiti della coreografia di un ballo senza regole, ma fatto solo di ritmo concitato, strizzando l’occhio allo spettatore. A tratti le trovate visive e narrative si trovano in conflitto l’una con l’altra, si sovrappongono lasciando che la logica ne resti fuori e la struttura della sceneggiatura non è certo quella di un edificio solido, quanto quella anarchica di un palazzo in fiamme che si deforma su se stesso, ma ciò non toglie nulla al divertimento, anche se fine a se stesso.
Strati di caos e follia
Parte integrante dell’intreccio narrativo è il cast che orbita intorno al sole dalla luce acida che è Harley Quinn. Troviamo Mary Elizabeth Winstead nei panni di una assassina in cerca di vendetta, Rosie Perez che interpreta il detective della polizia di Gotham City Renee Montoya, ; Jurnee Smollett-Bell e Ewan McGregor, un po’ sopra le righe ma in un film che le righe le evita scientemente, nei panni del villaine , il mafioso Black Mask.
La Robbie descrive la sua anarchica Harley con grande potenza ed energia e viaggia tra i frame della pellicola ad un ritmo vertiginoso; la Yan si avvale di uno stile visivamente molto originale ed di concerto, protagonista e regista, portano a casa una pellicola che riesce nella difficile operazione di trovare una sua coerenza artistica attraverso il sovrapporsi di strati fatti di caos e follia.
