Esce nelle sale italiane per Halloween il nuovo film di Michel Hazanavicius Cut! Zombi contro Zombi
Difficile trovare un oggetto strano come il nuovo film di Michelle Hazanavicius. È un remake di un film nel film, una riflessione sul cinema e sulla sua creazione. Praticamente una torta nuziale fatta di un numero di strati non da poco.
Ogni singolo livello narrativo viene reinterpretato dal regista premio Oscar per The Artist, analizzato, messo in “scena” e estrapolato dalla scena.
Un oggetto cinematografico peculiare
I primi trenta minuti sono un film nel film, nel film, un horror sugli zombi per l’esattezza, ma zombi che hanno un trucco persino peggiore di quello realizzato da Tom Savini per il Dawn of the Dead di Romero. Trenta minuti di grottesco, di cinema nonsense, di situazioni che lasciano interdetti per la grossolanità della realizzazione, per il venirsi a creare di situazioni sempre più inverosimili, per degli schizzi di sangue volutamente irrealistici e posticci, come tutti gli effetti prostetici e ” speciali “. Dai quei trenta minuti però il film torna indietro, su di un livello narrativo nel quale vediamo come si è arrivati a realizzare un prodotto così scadente.
Un viaggio catartico
È un viaggio catartico quello che nel quale ci guida Hazanavicius, mostrandoci l’umanità dei cineasti e la vera ed intrinseca anima grottesca di cui sono intrise le loro vite ed il loro lavoro. È una operazione di recupero di una nuova anima del cinema, che come per gli zombi, apparentemente sembra mossa solo da istinti primordiali, legati alla passata esistenza, ma che in realtà rivela un volto umanissimo e vivo nel più ampio modo possibile. Cut, Zombie contro Zombie, è infatti un film sui legami interpersonali, a cominciare da quelli familiari (nel cast la moglie del regista, Bejo e la loro figlia, non a casa deus ex machina del finale). In via più generale è un film su quella fragile armonia che si crea per comunione di intenti su di un set cinematografico, che sia reale, fittizio o entrambe le cose assieme.
Strati di Metacinema
L’ operazione si complica ancora di più se pensiamo che ci troviamo persino davanti ad un remake di un film giapponese e quindi gli strati di metacinema si accumulano senza soluzione di continuo. Da parte di Hazanavicius vi è una scelta assai coraggiosa però: rendere i primi trenta minuti senza nessuna parvenza di verosimiglianza, sfacciatamente goliardici e funzionali solo al prosieguo del film, ma signori che prosieguo del film! Ogni salto in avanti dei flashback è una chiave per reinterpretare quello che ci è stato coraggiosamente mostrato all’inizio. Più ci si avvicina al primo e unico ciak, ( il film nel film è previsto che sia tutto in piano sequenza e trasmesso in diretta, una follia insomma,) più tutto ciò che ci è sembrato una idiozia si trasforma in un colpo di genio, in quei piccoli gesti e quelle grandi idee che i cineasti hanno per fare proseguire lo scorrere della trama, per quanto sgangherata essa appaia. Ogni errore nasconde l’impegno della troupe per aiutare gli altri e se stessi. Insomma il film di zombi di Hazanavicius è una dichiarazione d’amore nei confronti di ogni aspetto della lavorazione del cinema e di ogni persona che tenta con la sua professionalità di renderlo migliore. Una “gru” umana alla fine del film è un commovente e struggente inno ad una forma di arte che è si una esperienza collettiva che ci lega nella fruizione, ma anche una esperienza collettiva che lega con affetto quasi familiare i realizzatori.
