Uscito nelle sale oggi il nuovo film di Todd Phillips dedicato a Joker. Il film ” Joker: Folie à Deux” vede tornare Joaquin Phoenix nei panni di Joker e introduce Lady Gaga in quelli di Harley.

L’ombra di Joker

Joker folie a deux si apre con un corto animato. Una scelta coraggiosa ma anche molto significativa, poiché il titolo del film nel film è l’ ombra di Joker. A dispetto dei poster e dei trailer la follia a due rappresentata in questo sequel non è fra Harley Quinn e Joker, è fra Arthur Fleck e il suo Joker. 5 anni fa Joker veniva acclamato come un origin story, un termine fumettistico che fa riferimento agli albi che trattano le vicende che hanno portato alla creazione di un super eroe o di un super villain.

L’illusione dell’origin story

Il problema è che The Joker, quello che è rappresentato ne Il Cavaliere oscuro di Nolan o nell’albo a fumetti Il lungo Halloween, vive del fatto di non avere origini, di essere emerso dal nulla, del non avere legami col passato, ma essere un prodotto neonato del presente, una scintilla di follia nata dal nulla, come un big bang, che vuole incendiare il futuro. La pericolosità della follia di The Joker sta proprio nel non avere motivazioni, nel non voler dare spiegazioni. Come dice il fido Pennyworth a Bruce Wayne “a volte c’è chi vuole solo radere tutto al suolo”.

Arthur Fleck e il suo passato

Nulla di più lontano da Arthur Fleck. Arthur è un uomo dai terribili traumi infantili, dalla età pubere e adulta vissuta con modalità puerili, che vive ancora con una figura materna con la quale ha un rapporto patologico, che non è in grado di integrarsi in alcun modo con la realtà, che vive di fantasie e deliri di normalità, ma che in realtà non comprende il mondo, non è forse nemmeno mentalmente e intellettivamente in grado di capirlo. È un uomo debole, nella mente e nel fisico, con un corpo deforme, le cui ossa sporgono aguzze sotto un sottile strato di pelle e nulla più. The Joker è un male assoluto, una follia profondamente razionale, Fleck è una vittima, incapace di difendersi, incapace di interagire con l’ altro sesso, incapace di fare i conti con se stesso, figuriamoci diventare un Villain da fumetto. Qui il sequel cerca coerentemente di dare un senso più profondo alla conclusione del primo capitolo che sembrava consegnarci un Joker che nasceva dopo una lunga gestazione e descrizione di un uomo troppo fragile e del quale conoscevamo troppo l’ intima inadeguatezza per poterlo vedere con una forte personalità criminale, capace di confrontarsi con super eroi e Villain.

Super eroi e Villain

Fleck non ha scudi nei confronti del resto del mondo, l’ unica cosa che lo copre è un po’ di trucco da clown e la valenza che una Gotham, mai così cattiva, anarchica e in cerca di un simbolo di un disagio diffuso, gli attribuisce alla fine di Joker. Il suo sorriso è solo dipinto però, non è frutto di una mutilazione volontaria, è solo trucco da teatro e sotto quella cipria bianca e quel rossetto c’è un viso segnato dalla sofferenza, dalle umiliazioni, dalle ferite interiori che non riesce ad esteriorizzare e renderle un simbolo perenne di una nuova identità che dei suoi dolori, mai espressi e condivisi, ma taciuti e nascosti a tutti, ne fa linfa vitale.

Chi è Arthur Fleck

La verità che questo secondo Joker vuole dirci è che Fleck non è chi vorremmo fosse e chi abbiamo creduto essere alla fine del primo film. Tutti vorrebbero fosse veramente Joker, a partire da Harley, che ne è tanto affascinata, ma solo perché si è fatta abbindolare come noi spettatori,  dall’ ombra che rincorre Arthur, quel Joker capace si di essere “Re per una notte”, ma che rimarrà un inetto per tutta la vita. Se i riferimenti al suddetto film di Scorsese erano evidenti nel film precedente, questa versione con venature musical non è New York, New York, non è la storia d’ amore impossibile fra due persone di successo e follia a due non è la relazione fra un Joker testosteronico, sicuro di se, protettivo e una Harley Quinn devota compagna di sventura, follemente innamorata. La Harley di Lady Gaga è una donna fatale, che cerca di fuggire da una vita agiata e vede nella maschera da Joker il suo biglietto di prima classe per una esistenza estrema, ma che appena vede l’ Arthur che si cela dietro il trucco lo ripudia spietatamente.

Vittima e carnefice

Questo rende follie a deux un film difficile da amare per molti, il fatto che destrutturi la figura del Villain fumettistico e ci metta a confronto con la follia vera, la rabbia omicida e vendicativa che deriva da eventi traumatici realmente occorsi e ad un protagonista che è vittima molto più che carnefice ed è il primo ad esserne consapevole nel profondo. Vittima anche nei momenti nei quali si è mascherato da carnefice. E allora Arthur, per sua stessa confessione non è il Joker, non c’è dentro di se una doppia personalità che lo ha portato alla violenza. Semplicemente Arthur Fleck non è un personaggio da fumetto, non è un Villain ricco di fascino, non è un folle che sa gestire la sua natura insalubre e confrontarsi con il mondo mettendolo all’ angolo, è una vittima e lo è fino all’ epilogo nel quale la sua storia si conclude e quella del vero Joker, senza passato e senza identità o nome, finalmente ha inizio.