Esce domani 3 aprile nelle sale The Shrouds, il nuovo film scritto e diretto da David Cronenberg, con protagonisti Vincent Cassel, Diane Kruger e Guy Pearce.
Il progresso nella diagnostica per immagini ha portato a poter dare ad una coppia genitoriale immagini e persino ricostruzioni tridimensionali delle varie fasi di sviluppo che precedono la nascita e che vengono conservate come foto di famiglia. Ormai a 83 anni per Cronenberg la situazione è inevitabilmente ribaltata e, come spesso nella sua filmografia, l’ umanità espande il suo voyeurismo verso ciò che succede agli organismi sottoposti alla decadenza data da età e malattia; fino ad arrivare all’ estremo desiderio di poter continuare a vedere i corpi dei propri cari, non in fase evolutiva, ma degenerativa, nei processi di decomposizione post mortem, con una scopofilia che ricorda la fascinazione per la violenza e la sofferenza della carne vista in Videodrome.
Degenerazione del corpo e voyeurismo
Così nascono gli Shrouds, questi sudari ipertecnologici che avvolgono i cadaveri e ci permettono di visualizzare non la formazione di tessuti, organi e apparati, ma il loro lento disfacimento. I cimiteri High tech che lo permettono sembrano composti da tante lapidi che rassomigliano a monoliti di Kubrickiana memoria. Ma, se nel romanzo di Clark l’artefatto riproduceva immagini volte alla evoluzione, in una realtà pessimistica e cupa, la ricerca è nella involuzione degli organismi, nella loro decomposizione. Cronenberg è dichiaratamente ateo e per lui nulla c’è al di fuori dell’ organico, non anima, non fantasmi. L’unico attaccamento è con il corpo, origine di tutto e pertanto anche unico legame con la persona perduta.
Corpo organico e assenza di spirito o anima
Il problema è che questo non sembra bastare, non aiuta ad affrontare il lutto e se il protagonista, Karsh, ricerca il corpo della moglie, defunta dopo una malattia che in vari stati la ha portata a mutilazioni (che tanto ricordano il Crash del regista di Toronto), e lo ritrova nella sorella gemella, con una sessualità che ricporta in senso inverso a Inseparabili, per tutti i personaggi di contorno ci deve essere qualcosa di più. Karsh, alter ego di Cronenberg, è circondato da persone che sospettano dietro la morte ci siano articolati complotti, che gli Shrouds siano utilizzati da compagnie e governi per un controllo macabro dei vivi. Il problema che sembra voler essere sollevato è che la morte non può essere accettata come evento fisiologico e banale, deve avere un senso. Anche Karsh si troverà pertanto ad indagare possibili connessioni fra la morte della consorte e la sua idea rivoluzionaria di una spettacolarizzazione, con espliciti elementi metacinematografici, della dissoluzione dei corpi.
Spettacolarizzazione della dissoluzione del corpo
Tutto sembra concludersi con uno sforzo vano di ricerca di un significato più alto da dare a qualcosa che purtroppo non ha nulla di romantico o misterioso, che riguarda tutti noi e che non ha cause complesse o significati profondi.
Tutto è sempre nello sguardo dello spettatore, qualsiasi sia l’ immagine sullo schermo, da un’ ecografia fetale, ad un immagine di un cadavere, così come ovviamente un film, sono prodotti della carne e interpretati dalla carne e pertanto tutti destinati a conciliare creazione e distruzione, con una illusoria idea che dietro quello che vediamo ci possa essere una forma di eternità, quando per Cronenberg non c’è nessun modo, nemmeno tramite l’ arte, per riconciliarsi con l’ effimera natura dell’ esistenza, perché il cinema è per definizione immagini in movimento e quando si introduce la variabile tempo, tutto si degrada.
