Arriva nella sale italiane il nuovo film diretto da Clint Eastwood e che vede protagonisti Nicholas Hoult e Toni Collette.
Quando Coppola propose di mettere il numero 2 nel titolo del seguito de Il Padrino i produttori cercarono in tutti i modi di dissuaderlo. Si pensava che una numerazione potesse essere controproducente per il pubblico, che lo confondesse. Ormai siamo a saghe che fanno del 10 romano un elemento di vanto.
Il 2 nel titolo
Gli Stati Uniti sono nati sul mito, sono cresciuti nella prospettiva della seconda occasione, sulla ferma convinzione che si abbia diritto a perseguire la felicità (è nella costituzione), anche se si è in fuga dal proprio passato (del resto è un paese di emigrati), anche se si è finiti al tappeto. Gli Stati Uniti vivono del sogno dell’ Underdog, dello sfavorito che da solo raggiunge la vetta, del pugile italiano fallito di Philadelphia che può salire sul ring con il campione e avere una chance.
L’america secondo Eastwood
Eastwood, arrivato a 94 anni non sembra raccontare l’ America come il cinema ha sempre voluto ritrarla. Gli indizi erano tanti e presenti da sempre. Sicuramente da quel Gli spietati (meglio il titolo originale “the Unforgiven”), nel quale i pistoleri riprendono in mano per un’ ultima volta la rivoltella, ma non c’è ombra di romanticismo, non c’è nessuna via verso la redenzione e la “giustizia” che dovrebbero portare è una falce spietata. In Un Mondo Perfetto la ricerca di una seconda occasione, di una qualche forma di redenzione è stroncata da un colpo di fucile. In Million Dollari Baby il sogno di rivalsa sul ring si spezza letteralmente. Sully viene perseguito per un atto di eroismo, Richard Jewell viene messo alla gogna perché non ha i tratti fisici e men che meno psicologici dell’ eroe.
Impossibilità di redenzione e necessità di condanna
Allora forse quel 2 nel titolo dell’ ultimo (forse in assoluto) film di Eastwood è più importante di quello che ci si possa aspettare, anche perché il personaggio interpretato da Nicolas Hoult è un emblema del sogno americano, è quel personaggio al quale è stata data una seconda occasione, che sta letteralmente costruendosi un futuro ideale sulle ceneri di un passato terribile e autodistruttivo. È un due in un film che vuole parlare di una dicotomia, irrisolvibile per il regista, fra giustizia e verità, fra colpevole in senso lato e innocente in senso stretto e viceversa, fra impossibilità di redenzione e necessità di condanna.
La giustizia viene inquadrata da Eastwood con le tradizionali fattezze, che riportano al mito, di dea bendata, ma a dispensarla siamo noi con i nostri occhi bene aperti, e quella Toni Collette dai vivaci occhi azzurri che guarda, osserva, indaga e decide di perseguire la dannazione, perché la realtà descritta da Eastwood non prevede redenzione, le seconde occasioni sono solo cantate, ma mai realmente accettate e tutto il proprio passato rimane come una stimmate indelebile, e prima o poi viene a riequilibrare una bilancia dalla morale combattuta, ma che in fin dei conti non prevede mai quel concetto illusorio che si possa essere veramente innocenti.
Giovinezza e innocenza
La giovinezza è la più vecchia tradizione degli Stati Uniti, ma l’ innocenza è la sua più crudele illusione e forse nessuno più di Eastwood ha saputo declinare a livello cinematografico quel senso di pericolo perenne di degenerazione dei valori fondanti una nazione, che è sempre vissuta di contraddizioni, e quell’ ansia di instabilità, di precarietà di quello che si è costruito, che solo un sogno, che ormai ha invece tutte le caratteristiche dell’ incubo, poteva sedare; quella possibilità di fuga dal proprio passato, che solo un mito, diventato gradualmente ma inesorabilmente irrealizzabile, poteva sostenere.
