Esce oggi nelle nostre sale Wicked, adattamento dell’ omonimo musical di Broadway e che vede protagoniste Ariana Grande Cybthia Erivo.

Le origini lontane di Oz

Era il lontano 1900 quando L. Frank Baum pubblicava Il Mago di Oz. 39 anni dopo  veniva girato l’ immortale capolavoro diretto da Victor Fleming. Nel 95 usciva il romanzo Strega – Cronache dal Regno di Oz in Rivolta e infine da questo prendeva vita il musical di Broadway Wicked. È un vero e proprio universo pertanto quello da cui può attingere la trasposizione cinematografica del Musical uscito ormai una ventina di anni fa, ma rimane invece fedelissimo allo spettacolo teatrale o meglio al primo dei due atti che lo compongono (il secondo atto arriverà il prossimo anno).

Cinema e Teatro a confronto

Il cinema però non è, nel bene e nel male, uno spettacolo dal vero. I film sono un media diverso, che deve saper prendere gli elementi che hanno la loro cittadinanza sul grande schermo, ma soprattutto plasmare quelli che uno spettacolo che si svolge su di un palco non può avere o che mette in scena con artifici che sono prettamente teatrali. Wicked è si girato con grande dispendio di denaro ed energie, che si apprezzano negli splendidi costumi e nelle scenografie sontuose, ma sembra ricordare solo a tratti che sul grande schermo non si è limitati dalle quinte, si può volare a tutto tondo dentro le immagini, sopra, sotto e dietro di esse e dare quindi un punto di vista molto caratterizzato, uno sguardo registico presente e funzionale.

La spettacolarizzazione non manca di certo, ma l’ eccessiva adesione al media di partenza sembra compromettere la capacità di vedere il mondo di Oz da un’altra angolazione, che non sia quella frontale. 

La narrazione al servizio della spettacolarizzazione

Da un incipit con la notizia di un lutto si torna indietro e si scava nelle origini del “mito” del mondo di Oz e della strega malvagia. Le premesse per ragionare sul concetto stereotipato e manicheo della strega buona e di quella cattiva, degli eventi che portano alla creazione di una leggenda e rielaborarli con una chiave moderna erano lì pronti. Tuttavia, specie in una prima parte, il discorso, ormai declinato in tante opere cinematografiche, del diverso, dell’ inclusività, del bene e male che sono solo separati nettamente per donare una facile visione della realtà, risulta eccessivamente didascalico e non riesce a brillare di originalità narrativa, tanto quanto brillino i colori della pellicola.

Ariana e Cynthia una coppia perfetta

Rimangono due grandi interpretazioni delle due protagoniste, soprattutto di Ariana Grande, che sa affascinare con una versione comica, ma in fine assai dolce di Glinda e dei bellissimi pezzi musicali, ma quando si arriva verso la fine alla canzone Defying Gravity, ci si chiede se, rifacendosi alla versione italiana, non si sia persa l’ occasione di sfidare veramente la gravità e si sia invece portato sullo schermo cinematografico un peso eccessivo dato dal fatto  di essere un opera derivativa.

C’è sempre una seconda parte che ci aspetta e che auspicabilmente potrebbe invece trovare il modo di bilanciare il tutto, come è ben ponderato il rapporto fra le due interpreti principali.