
James Franco dirige, co-produce e interpreta The Disaster Artist, il film che esplora la bizzarra lavorazione di quello che viene additato come il più brutto film di sempre, The Room di Tom Wiseau.
The Disaster Artist e l’attrazione per il brutto
La differenza fra l’indossare una maschera mostruosa e l’essere un frick; la volontà di rivisitare una storia paradossale fatta di solitudine, di emarginazione, di confusione emotiva, di deformità interiore ed esteriore. The Disaster Artist è una pellicola costruita sulla realizzazione di un film, The Room, creato dal misterioso Tom Wiseau, le cui vicissitudini talmente inconsuete, tragicomiche e a tratti ridicole, lo hanno reso un fenomeno di culto. Una venerazione per la bruttezza che molto dice già di per se della società che ci circonda e della morbosa attrazione per qualcosa che risveglia alcune delle componenti più anarchiche e libidinose del lato feticistico che caratterizza ognuno di noi.
James Franco dirige un film, The Disaster Artist, tratto dal romanzo di Greg Sestero ( amico di Wiseau e coprotagonista di The Room), e ne fa un opera complessa, metacinematografica, nella quale quella bruttezza che caratterizza The Room viene riprodotta con una attenzione ai particolari (i titoli di coda ne sono un esempio lampante) che introduce un nuovo concetto di creazione e ricostruzione artistica: riprodurre lo sgradevole, ma inquadrandolo in un obiettivo che dia una dignità diversa a quelle immagini assurde e sconnesse. Innesta in un film d’autore l’aberrazione di uno spettacolo da circo e guarda ai personaggi principali, Tommy Wiseau in particolare, con un occhio da antropologo che cerca di indagare e comprendere lo sviluppo di un progetto e le strane forme di umanità che lo hanno realizzato.
The room diviene pertanto il tentativo di Wiseau di cercare di sentirsi parte di un mondo nel quale la propria bizzaria lo tiene relegato ai margini della società. Non riuscendo nel suo intento tramite i canali comunicativi ortodossi, che distorce e sembra non essere in grado di maneggiare, persino a livello banalmente linguistico. Non c’è un vero desiderio di cinema da parte di Wiseau, c’è la necessità di apparire, di costruire un vero e proprio mondo a sua misura, nel quale non possa essere respinto, all’interno del quale possa essere protagonista.
Il sogno distorto di Tommy Wiseau
Wiseau
infatti non è un regista, non è un produttore, malgrado abbia i
fondi, non si sa bene come, per realizzare un film a suo modo
costosissimo, non è uno sceneggiatore e non è nemmeno un attore, è
un personaggio, ma a differenza di quello che aspirerebbe ad essere,
è il Calibano de La tempesta di Shakespeare, è una figura
disturbante, alienante, respingente.
Agli occhi di chi conosce
almeno un po’ il cinema e i suoi ingranaggi, vedere come si
alimenta il motore di The
Room appare
a prima vista estremamente comico, lasciando però quell’amaro in
bocca che dona ogni fenomeno da baraccone, quel misto di fascino e
disgusto che attrae solo se rimane a distanza, confinato su di uno
schermo o su di un palco. Franco sembra voler andare ad investigare
proprio questo aspetto; la grossolana linea che divide la comicità
dal ridicolo involontario, l’originalità dalla degenerazione,
l’arte dalla provocazione fine a se stessa e forse involontaria.
Il Wiseau di James Franco coltiva un sogno, ma non è tanto quello di realizzare un film ed essere una star quanto quello di creare uno sfondo nel quale il suo essere macchietta eccentrica ed inquietante, possa distaccarsi dalla realtà, ignorarla del tutto in modo sinistramente patologico e divenire su pellicola qualcosa che raggiunga la giusta distanza dall’occhio di chi guarda. Tommy non vuole essere più un vampiresco e mefistofelico “mostro” da evitare, ma cerca di trasmutare quella sua mostruosità in qualcosa che possa rendere un aspetto innato in qualcosa di artificioso e quindi accettato e tollerato, persino apprezzato (anche se non nel modo che avrebbe voluto).
L’interpretazione
di James Franco in The
Disaster Artist
è impeccabile, i cammeo delle star molto ben collocati e divertenti,
il tono del film sempre leggero ed equilibrato, seppure tratti ad un
livello più profondo un dramma esistenziale.
Vi consiglio di
aspettare fino alla fine dei titoli di coda per vedere il paradossale
incontro/scontro fra realtà che si cela dietro la maschera della
finzione e la finzione che si trucca da realtà.
Disponibile dal 14 giugno sulle piattaforme digitali iTunes, Sky PrimaFila, Google Play, Rakuten TV, Chili, Microsoft Store, TIMVision, Youtube, Premium Play.
